Una trippa per tutte le stagioni: Novecento all’Isola, Palazzolo dello Stella

I maniaci della trippa mi sono sempre stati simpatici. C’è in giro molta gente che ha una ripulsa concettuale nei confronti di questa povera frattaglia. Altri ancora, credono che sia l’intestino: in realtà, le trippe sono i quattro pre-stomaci del bovino, e i fiorentini sanno precisamente a quali parti corrisponde ciascun genere di trippa. In ogni caso, la trippa è un alimento ben poco calorico. Questo è possibile riscontrarlo ormai con una semplicissima ricerca su internet, ma lo spiega bene, ad esempio, Roberta Schira sul suo magnifico, indispensabile Libro delle frattaglie, edito da Guido Tommasi: meno di 100 calorie all’etto.

Dunque, se pensavate alla trippa come a un prodotto pesante e calorico, vi sbagliavate. Per questo, Carlo Piasentin ha ideato questa sublime “Trippa della bella stagione”: pomodori freschi, basilico, menta in un insieme di leggerezza unica, quasi leggiadra. Non lo credevate, vero? La vedete qua sopra, ditemi se non vi viene voglia di affrontarla con la forchetta d’ordinanza.

Ecco, ma dove mangiarla? Da Novecento all’Isola, uno dei ristoranti migliori di tutto il Friuli. Siamo a Palazzolo dello Stella (Udine), il comune solcato dal breve fiume di risorgiva che sfocia nella laguna di Marano e, nella stagione giusta, attira tanti uccelli acquatici di passo. Carlo Piasentin, assieme alla moglie Ilse, nome teutonico ma friulana certificata, è colui il quale manda avanti questa baracca. E che baracca: un’ala dell’Azienda Agricola Isola Augusta, uno dei maggiori viticoltori della zona, è stata affidata a loro, che l’hanno trasformata in un ristorantissimo gourmet. Il nome è omaggio alle origini. Carlo, come un altro grande personaggio, è nativo di Casarsa della Delizia (Pordenone). Lì, con la sua famiglia, per tanto tempo ha retto il ristorante Novecento, ora riaperto non so da quali mani. Quasi naturale che il suo progetto omaggiasse i suoi antichi trascorsi. Ed è un progetto maestoso. Lo frequento ormai da quasi cinque anni, e ne sono ogni volta stupito.

Occhio: quando ci andrete, potreste non trovare questa trippa. Il menù cambia frequentemente infatti, ma voi potete stare all’occhio consultando il sito web del ristorante. Un sito che è un modello di funzionalità: niente accrocchi in flash, contenuti distraenti, voli pindarici. Una scelta grafica essenziale dove ci sono tutte, ma proprio tutte le informazioni, dal menù al giorno di chiusura: sembra banale, ma non lo è affatto. E quando Carlo si concede le ferie, appare sempre una gran scritta in sovrimpressione, ad avvisare i navigatori.

Ma ora facciamo due passi da Carlo. Il ristorante è bellissimo. D’estate si mangia anche fuori, sotto un pergolato. Dentro c’è l’aria condizionata, e avrete una sala verandata con grandi finestre, e una interna, di quel calore che ormai spontaneamente accosto al Friuli. C’è un caminetto, e anche un tavolo separato, intimo. Tutt’attorno, le sculture e i pupazzi di Sara Jane Bowles, una donna britannica trapiantata a Codroipo (Udine), la capitale del Medio Friuli. Sono di una bellezza pazzesca, e si possono anche comprare.

Eccoci in sala

Il menù svaria con creatività tra pesce e carne, con un occhietto alle tradizioni friulane e due occhi bene aperti su materie prime d’eccellenza, per usare un termine abusato.
L’ultima mia visita è stata il 15 agosto 2019. Io a Ferragosto non vado in spiaggia, se sono al mare: vado a concedermi una bella mangiata di pesce, preferibilmente in compagnia, altrimenti (come questa volta) da solo.
Quella bellissima, quasi soave trippa è stata il mio antipasto. L’avete vista nella prima foto.
Poi, il seguito.

“Quasi una pasta con le sarde”

Ho scelto un piatto che Carlo propone molto spesso in carta, ma dal quale ero sovente distratto a causa di altre preparazioni che catturavano di più la mia attenzione. Beh: facevo male. “Quasi una pasta con le sarde”: in poche parole, trucioli di Carla Latini, finocchietto, alici fresche, pinoli, pomodorini, zafferano, uvette, cipolle. Una rivistazione dell’ancestrale ricetta sicula, resa più sportiva ma senza abbandonarne il suadente barocchismo, in un risultato gustativo di esuberante equilibrio.

Svizzera di ricciola

Per proseguire, ho deciso di provare qualcosa di leggero e di “grado zero”, malgrado notevoli scelte. Così, ho optato per la lineare e accattivante svizzera di ricciola, basilico, farro, pomodorini scoppiati al forno e zeste di limone. La bravura di un cuoco si esplica anche in piatti apparentemente da niente, quasi dietetici. Nessuna Quaresima qui, nessuna carestia. Anzi. Uno spettacolino di sapori netti, evidenti, puliti.

Niente dolce per me. In carta, in compenso, c’erano dei dessert come la mousse di caffè con gelato al cioccolato, crema, zabaione, grattachecca al caffè e profumo d’anice stellato. I dolci, da Novecento, non sono figli di un Dio minore.

Ma vogliamo fare una divagazione? Volete vedere come si mangia d’inverno da Novecento? Pronti, io ci sono stato anche col brutto tempo.

Un risotto d’eccezione…

Il 15 dicembre 2018, Carlo faceva questo pazzesco risottino ai funghi selvatici, crema di pinoli e tartufo. Imponenza rara, quelli più forbiti di me la definirebbero materica.

Anguilla e tartufo

E poi, il capolavoro: anguilla grigliata, castagne, crauti al burro e tartufo bianco. Anguilla e tartufo: ci avreste mai pensato? La cucina di Carlo è così: profondamente inattesa, mai scontata, incredibilmente inedita.

E il bere? Non me ne sto dimenticando. Da Novecento c’è una di quelle scelte vinicole che sono ancora più che pensate. Direi che questa cantina è calibrata bottiglia per bottiglia, con attenzione a nomi d’importanza consolidata come a produttori piccoli, sconosciuti ma grandemente interessanti.

Quanto al conto, veleggiamo sui 55 euro, benissimo meritati.

Novecento all’Isola
Casali Isola Augusta, 4
Palazzolo dello Stella (Udine)
Tel. 0431586283
Chiuso domenica sera e lunedì
SI MANGIA: una cucina stagionale varia e dura da sintetizzare
DA NON PERDERE: “Quasi una pasta con le sarde”
IL CONTO: 55 euro

[crediti fotografici – foto interno: Novecento all’Isola Facebook – foto piatti: mie]

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