Una mangiata di canoce con Scerbanenco. Vedova Raddi alla Laguna, Marano Lagunare

A Lignano, tra una spiaggiata e l’altra, amo concedermi qualche sapida mangiata di pesce. Del resto, faccio parte di quelli che considerano il pesce dell’alto Adriatico come il migliore d’Italia, e dunque la ricerca della cucina filosofale in queste zone ha coinvolto sempre parecchie delle mie risorse.
Per un indirizzo, per fortuna, non mi ci è voluta chissà quale esplorazione: lo conosco dal 1986. E’ la Trattoria alla Laguna di Marano Lagunare (Udine), detta semplicemente La Vedova Raddi.

Dal 1986, cioè da quando la mia bella famiglia ha casa a Lignano, conosco Marano Lagunare, un borgo di pescatori che è la capitale dell’omonima laguna, uno specchio d’acque di rimarchevole biodiversità. Marano, che ha la caratteristica di conservare un linguaggio non friulano ma veneto, è uno dei maggiori mercati ittici italiani: qui arriva pesce da tutto l’alto Adriatico. Una passeggiata nelle sue vie, dominate da una torre romanica molto bella, consente di immortalare qualche scorcio decisamente ameno.

Uno scatto dalla parte interna del porto canale

Per la precisione, l’angolino che vedete è quello dove arrivano certe barchette che portano il pesce della laguna al Mercato di Campagna Amica: vendita diretta del pesce di laguna, dal 2013. Ovunque tu vada, a Marano trovi il pesce. Non stupisce che una cittadina così piccola (1796 abitanti censiti al 2019) abbia una tale concentrazione di ristoranti: ce ne sono almeno una decina, e forse anche di più. Quasi tutti specializzati in pesci e pescetti. Ve ne accorgerete facendo il passeggio in centro, ma anche provando a girare in macchina laddove possibile.

Beh: la Vedova Raddi è la decana del gruppo. E’ l’indirizzo più famoso di Marano, e uno di quelli cha ha saputo tenere il passo, senza snaturarsi e mantenendosi fedele alla sua buona tradizione. Nella foto di apertura la potete ammirare dallo scatto che ho fatto dal ponte levatoio del porto canale. Quel color rosso pompeiano con cui hanno compiuto la ristrutturazione magari sarebbe piaciuto a Pia Rumignani, appunto la vedova Raddi d’antica memoria, che subentrò a una precedente gestione alla vigilia della guerra, nel 1938. Con lei, c’era suo figlio Mirto Raddi, futuro commendatore.

I tavoli fuori

Oggi, al timone c’è Decio Raddi, a sua volta figlio di Mirto e dunque nipote della mitologica vedova. Con “oggi” intendo dire da almeno trentacinque anni, se non di più: l’ho sempre visto lì, da che ne ho memoria. Ad aiutarlo, sua moglie Mara in cucina, mentre in sala c’è uno storico maestro coi baffetti (o il pizzetto, a seconda del momento), coadiuvato da un paio di belle e gentili ragazze nel periodo estivo. Nel periodo estivo, qualche tavolo trasloca nell’ombreggiata piazzetta lì a fianco. La sala interna è stata parecchio modernizzata, senza esserne stravolta. L’aspetto è quello di un ristorante elegante e curato, senza tracce di trasandatezza.

Anche la carta dei vini è decisamente al di sopra del panorama di trattoria. Consente, tanto per cominciare, una bella ricognizione dei vini delle sabbie, ossia quelli prodotti nei dintorni, nella Doc Friuli Annia. Non manca, in ogni caso, la folta pattuglia bianchista per cui la regione va famosissima.

Quanto alla pappa, ecco una cucina di pesce che mira alla valorizzazione del sapore dell’ingrediente principe, senza appesantimenti o elaborazioni elucubrate.

Granseola, capesante, sarde in saor, dal loro sito web

Nella mia ultima visita, datata domenica 1 settembre, ho saltato gli antipasti, quindi mi si perdonerà la presa in prestito di una bella foto dal sito web del ristorante, che appunto alcuni antipasti schiera. La granseola, quando c’è, è da prendere. Le sarde in saor, anche. Non si può rinunciare neanche alle cicale di mare, che qui si chiamano canoce come ovunque si parli veneto, semplicemente bollite e con un filo d’olio. Tuttavia, l’antipasto forse più celebre è quello costituito dai conchigliami gratinati alla maranese, ossia col pan grattato: cozze, fasolari, canestrelli, capesante.

Linguine con le canoce

Il richiamo delle canoce era troppo forte. Così, giunto al momento dei primi (ossia di mangiare finalmente qualcosa), eccomi scegliere le linguine con le cicale di mare. Un piatto al grado zero: linguine di grano duro, canoce, olio, pochissimo pomodoro a pezzetti, una mezza idea di prezzemolo. E mangi da Dio.
Se siete in due, non scartate la possibilità del risotto di mare. Se no, orecchiette casalinghe coi gamberi rossi, spaghetti alla casonera (cioè alla maniera dei casoni dei pescatori lagunari, col pesce misto) o alle vongole, che qui non sono le vongole veraci ma le più umili e spesso più gustose peverasse.

Calamari di laguna e scampi nostrani

Per piatto forte, il mercato mi ha detto bene. C’erano calamari della laguna di Marano, più piccoli, e magnifici scampi adriatici. Decio Raddi me li ha proposti ai ferri, come del resto indicato sulla carta. Scommessa vinta, del tutto. Si sente la differenza qualitativa dei crostacei e dei molluschi prescelti, che in cucina hanno letteralmente accarezzato con la cottura, per un risultato memorabile.
Altro: vere sogliole adriatiche, sempre ai ferri. Il classico fritto mare-laguna, qui anni luce superiore a quello della maggioranza dei locali del circondario. Gli altri pesci nobili, al forno o alla griglia.
Poi, un ricordo.

Anguilla del fiume Stella

Da una visita dell’altr’anno, il 12 maggio 2018, ecco l’anguilla del fiume Stella, quindi pressoché a chilometro zero, semplicemente grigliata. Uno dei miei piatti preferiti, non esclusivo della Vedova ma, credetemi, difficile da trovare così buono.

Nei ristoranti di pesce a volte il dolce è a dir poco sottovalutato: a Milano è sempre così. Qui nulla del genere. La pasticceria e il dessert sono a dire poco rifiniti: cheesecake di pesca al bicchiere, sbriciolata alle prugne, mousse di lime su carpaccio d’ananas.

Della cantina abbiamo già detto. Se volete un suggerimento, fate una prova della Malvasia o del Sauvignon del cavalier Emiro Bortolusso, che sono particolari e non troppo frequenti da bere.

Arriviamo allora alle note economiche: quattro piatti vi richiederanno un esborso tra i 55 e i 60 euro, con possibilità di spendere di meno o di più (con pesci grossi).

Una notarella mia. Sono stato molto felice di scoprire come, nei decenni passati, dei clienti della Trattoria facesse parte un certo Giorgio Scerbanenco, ossia colui che Piero Colaprico definì il più grande giallista italiano, nonché scrittore tra i miei prediletti. Era andato ad abitare a Lignano Sabbiadoro, e raccontano che andasse a incontrare gli amici in tanti posti, tra cui proprio la Vedova. Me lo immagino, a tessere le sue crudissime trame gettandosi su un vassoio di seppie e calamari. Fate altrettanto.

Trattoria Alla Laguna – Vedova Raddi
Piazzatta Garibaldi, 1
Marano Lagunare (Udine)
Tel. 043167019
Chiuso domenica sera e tutto lunedì
SI MANGIA: gratinati alla maranese, spaghetti con le peverasse
DA NON PERDERE: linguine e canoce
IL CONTO: 55-60 euro

[crediti fotografici – foto antipasti: Vedova Raddi web – tutte le altre foto: mie]

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2 commenti

  1. dicono che ci sia stato anche ernest hemingway… infatti non mancano turisti americani, un po di tempo fa anche il new york times ne ha parlato

    1. Su Hemingway da queste parti ne ho sentite molte, mai capito quante siano vere. In questo caso non mi stupirei, vista la natura buongustaia del Nostro!

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