Trucidezza e sentimento a 12 euro. Trattoria Da Tomaso, Milano

Attenzio’ battaglio’! Il posto dove state per andare oggi in mia compagnia è luogo dove la trucidezza raggiunge un fondo scala tale da sembrare quasi materna, struggente. I miei lettori di Libero se la sono trovata spiattellata sul giornale il giorno 14 aprile 2019. E ora anche voi. La Trattoria Da Tomaso è una delle ultimissime vere trattorie grado zero di Milano. Ma più basica che non si può. Però, dietro i fornelli ci sanno fare. Ed è questo il bello.

Un’osteria che pare la definizione stessa di osteria, da vocabolario, dove si mangia, a prezzi minimi, quello che c’è. E quando è finito, basta. Vedendola al giorno d’oggi, sembra incredibile come la Trattoria Da Tomaso possa prosperare accanto ai palazzi nuovi di pacca del Bosco Verticale, a pochi minuti di cammino dalle torri luccicanti del distretto Gae Aulenti. Sembra un reperto d’epoca, in mezzo a una modernità bella ma un tantino straniante. Eppure c’è, resiste e merita la visita, se regolate le vostre pretese su quello che può offrire una spesa fissa di 12 euro a pasto. Proprio 12.

Via De Castillia tanti anni fa, foto raccolta da Milano sparita e da ricordare

Via De Castillia nel 1961, quando il signor Tomaso aprì la sua osteria, doveva essere molto diversa. Il quartiere si chiamava Isola perché, appunto, in qualche modo era isolato dal resto della città a causa della ferrovia. La zona non era un crocevia modaiolo di locali e uffici: era abbastanza povera. La Trattoria Da Tomaso si adeguava, offrendo agli abitanti quello che potevano permettersi. E lo fa ancora adesso che tutto, lì intorno, è cambiato. Anche il potere d’acquisto di quelli che girano da queste parti.

La vecchia casa dove la vetrina si apre la vedete nella foto lassù in cima: è stata ristrutturata da pochi anni, perdendo la romantica edera che avvolgeva la porta.

La sala

L’ingresso è per il baretto, ben dotato di tavoli e di molti oggetti decorativi, tra cui le fotografie del Mago Silvan. Il Club Arte Magica racconta infatti come fosse usanza dei maghi e dei prestigiatori milanesi, il venerdì sera, riunirsi da Tomaso. Tra i clienti, il popolare mentalista Wolf Waldbauer. La sera è una questione per pochi intimi, e su richiesta. Prima di entrare infatti avete scorto una lavagna che elenca stracotto con birra Guinness, risotto e ossobuco, brasato, stinco con patate e altre cose. Sarebbero le specialità. Sopra, però, c’è un’altra scritta: “La sera aperti solo su prenotazione, minimo 15/20 persone, le nostre specialità solo per cena”. Questa è la caratteristica di Tomaso, oggi gestita da Paolo, figlio del capostipite, da sua moglie e dal loro proprio rampollo, il cuoco Andrea: normalmente è aperta solo a mezzogiorno. Per la sera, dovete telefonare, o parlare con Andrea. Ed essere in tanti. Se lo siete, Andrea d’inverno fa anche una cassoeula la cui bontà si tramanda di voce in voce.

A pranzo, altra musica: cucina semplicissima, ma di soddisfazione, contando che costa meno di un fast food. La cucina di Andrea, malgrado la frequentazione maghesca, non è un trucco di prestidigitazione: è concretissima. Vi conviene arrivare presto, altrimenti il cartello “Cibo finito” scoraggerà, a mo’ di Caronte, gli sventurati troppo tardivi. Se siete soli, vi accomoderanno a quello che in posti più fighetti chiamerebbero tavolo sociale, e che in effetti è una tavola più grande ove mangerete con sconosciuti anche loro solitari, con cui sarà più che naturale socializzare e scambiare due parole.

Minestra di pasta e ceci

Il menù cambia tutti i giorni: deriva dalla spesa quotidiana fatta dalla famiglia al mercato. Perciò, stavolta, nell’indicazione non vi posso mettere i “piatti da non perdere”. Qui si va alla giornata, come i gatti. Niente antipasti: ci sono solitamente tre primi e una mezza dozzina di secondi. Di primo, non manca mai la semplice pasta al pomodoro o al ragù, ma è il piatto variabile a dovervi interessare: potrebbe capitarvi, come il giorno mercoledì 10 aprile 2019 è capitata per fortuna a me, una densa minestra di pasta e ceci, con una punta di pomodoro, magnifica e azzeccata. Se mi dite “cucina di trattoria”, io penso a un piatto così. Potreste comunque beccare altro. Un riso al salto. Un risotto con salsiccia e fagioli.

Salsiccia e fagioli

Più numerosa la scelta dei piatti forti: a seconda di giorno e stagione, ecco battuta di chianina cruda; pollo alla diavola; salsiccia coi fagioli in umido (sapida, corposa, buona); pollo alle olive; bollito e testina con mostarda; involtini di verze; bocconcini al Marsala; stracotto al pepe e chissà quante altre cose. Per ricostruire questo bouquet di cibarie possibili, fuori dalla mia lista ma capitate ad altri clienti, ho fatto una sommaria indagine su internet. Varrebbe la pena di dare un’occhiata tutti i giorni, per vedere quello che escogita Andrea nell’alveo del mangiare semplice e sereno, realmente frutto della spesa del mattino.

Dolci? Io non ne ho visti, ma non escludo la loro presenza. Anche sul vino, quello che c’è c’è. Del resto il conto di 12 euro parla da solo. E lasciatemi divertire!

Trattoria Da Tomaso
Via G. De Castillia, 20
Milano
Tel. 026688023
Aperto solo a pranzo, la sera per gruppi su prenotazione, chiuso sabato e domenica
SI MANGIA: pasta e ceci, salsiccia in umido, battuta di chianina
DA NON PERDERE: tutto cambia ogni giorno
IL CONTO: 12 euro

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