Il pranzo della domenica. Mangia e Tas, Bestazzo di Cisliano

«Lasciateci ossobuco, cassoeula, brasato al Barolo, agnolotti e ravioli, tortellini in brodo, carrello dei bolliti, lasagne e cannelloni, e tutti gli altri piatti delle cucine regionali»: così Franco Ziliani, amico e giornalista tra i più liberi che io conosca, proprio ieri si sfogava su facebook. L’invocazione appassionata di Franco, uno che sul vino ha pochi rivali, capita proprio a proposito. Oggi infatti vi racconto dell’Osteria Mangia e Tas di Cisliano (Milano), un posto di cui mi si parlava da tempo e che lo scorso 30 ottobre (non era una domenica, ma la sera di un mercoledì) sono andato a provare, raccontandone poi su Libero pochi giorni dopo. Mangia e Tas, mangia e taci? Non proprio: andando lì, avrete voglia di chiacchierare amabilmente, e, a pranzo o cena finita, di parlarne. Perché da Mangia e Tas si spendono 29 euro per un menù fisso di cinque portate (in realtà di più), uguale per tutti. Anzi no: per i bambini, il conto è ridotto a 15. E c’è la lista d’attesa.

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Zucca e castagne nell’hinterland. Il Cerchio e la Botte, Gerenzano

Un colpo al cerchio, uno alla botte. Il cerchiobottismo è, talvolta, un’usanza che viene fatta propria da certi politici, quelli che, magari in buonafede, non vogliono scontentare nessuno. Spesso il politico cerchiobottista finisce per fare la figura di una persona fin troppo pragmatica. Uno che non esita a venire a patti con la propria coscienza per uscire con la faccia pulita da ogni situazione. Per l’Osteria Il Cerchio e la Botte, a Gerenzano (Varese), vicino Saronno, è invece tutto il contrario: il desiderio di accontentare ogni cliente non fa mai venir meno la coerenza di chi la gestisce. Ve ne ho parlato domenica su Libero.

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La Liguria del mio cuore. La Beppa, Carasco

Fermi tutti. Qui la mia prosa giunge a librarsi sulle ali del lirismo più sfrenato. La Beppa, rusticissima trattoria in quel di Carasco (Genova), è uno di quegli indirizzi che vanno indicati alla pagina 33 del manuale della trattoria perfetta. Io ne sono innamorato, follemente, da quando l’ho scoperta un anno fa, in una circostanza particolare. Da allora, ci ho pranzato numerose volte. L’ultima, lo scorso sabato 19 ottobre, invitato da alcuni dei miei più cari amici. Fate il favore: correte a provarla. E se trovate i funghi fritti, non trattenetevi.

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Harley e tortelli di zucca a 25 euro. Trattoria Sabbioneda, Milano

Dietro l’Elfo Puccini, a Milano, una trattoria vera, autentica, di quelle che riconciliano con la categoria stessa. La Trattoria Sabbioneda da Romolo non ha sito web, né una pagina facebook ufficiale. Cioè: quest’ultima c’è, ma è una di quelle create automaticamente dalla piattaforma. Da 73 anni è un passaparola di clienti soddisfatti, che poi tornano volentieri assieme a molti altri. Proprio ieri su Libero avete avuto modo di leggerne, come sempre mi dilungherò anche qui.

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Gored e zighini per il Nobel. Africa, Milano

Niente Greta Thunberg. Il Premio Nobel per la pace è andato a Abiy Ahmed Ali, Primo ministro dell’Etiopia. Quarantatrè anni, al leader etiope sono stati accreditati grandissimi sforzi di pacificazione nell’annoso conflitto con l’Eritrea. Bene: mi fa molto piacere. Per festeggiare a mio modo il riconoscimento a quest’uomo fuori dal comune, ho voluto mangiare in un ristorante eritreo, in suo onore: Africa, a Milano, via Lazzaro Palazzi.

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Dante e la Commedia della carne. Al Cantinon, San Daniele del Friuli

A volte ritornano. Dante Bernardis, dopo dodici anni, è tornato al suo Friuli. L’anima del glorioso ristorante Blasut di Mortegliano (Udine), di cui molti tuttora sentono acutissima mancanza, aveva preso armi e bagagli, e aveva messo il suo saper fare a disposizione di Dario Cecchini e della sua Officina della Bistecca, a Panzano in Chianti (Firenze). Ma il richiamo del Friùl era troppo forte. Così, eccolo rilevare Al Cantinon, storico indirizzo di San Daniele del Friuli (Udine), trasformandolo completamente e tramutandolo in una vera conviviale osteria, con tavoli comuni e menù guidati. Bentornato Dante!

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A cena dai cugini terribili. Trattoria Maurizi, Nibionno

Uno si chiama Attilio, ma per tutti è Attila. L’altro, invece, di nome fa Elio. Sono cugini. Cognome: Redaelli. Lombardo, lombardissimo. Anzi: brianzolo. Se nel resto della Lombardia è diffuso Radaelli con la a, nella Brianza lecchese (perché proprio in provincia di Lecco ci troviamo: a Nibionno) il cognome con la e ha la preminenza. Ma il cognome, in questa trattoria, non si vede. Si vede solo il soprannome del bisnonno, una delle tante cose che i cugini hanno in comune: Maurizi. E soprattutto, si mette in mostra una cucina che sotto la scorza semplice mostra una fibra d’autenticità. E si beve bene. L’ho raccontato proprio ieri su Libero.

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Erotismo in un piatto di patate. Dalla Zia, Milano

Ristorazione toscana a Milano. Ce n’è d’avanzo per riempire un volume. Ma lo sapete cos’hanno significato i ristoratori toscani a Milano? Se non lo sapete, è perché conoscete esclusivamente il panorama ristorativo attuale della città, quello in cui la fighetteria astorica a volte prende il sopravvento. Se vi piace la storia, ma senza necessariamente ritrovarvi all’anteguerra, andate alla Zia, o meglio Dalla Zia, vicino al Pirellone. E immergetevi in questo clima. Lo avete fatto ieri su Libero, fatelo oggi qui…

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Trucidezza e sentimento a 12 euro. Trattoria Da Tomaso, Milano

Attenzio’ battaglio’! Il posto dove state per andare oggi in mia compagnia è luogo dove la trucidezza raggiunge un fondo scala tale da sembrare quasi materna, struggente. I miei lettori di Libero se la sono trovata spiattellata sul giornale il giorno 14 aprile 2019. E ora anche voi. La Trattoria Da Tomaso è una delle ultimissime vere trattorie grado zero di Milano. Ma più basica che non si può. Però, dietro i fornelli ci sanno fare. Ed è questo il bello.

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