La Coppa Melba gioiosa e ignorante: Bar City, Lignano Sabbiadoro

Non so se avete idea del significato della parola ignorante in dialetto romanesco. Ignorante, in italiano, significa quello che sapete tutti. In romanesco, o meglio in gergo romano, vuol dire anche altro. E’ difficile sintetizzarlo in poche parole. Il senso è qualcosa di non infronzoluto, diretto, semplice, senza barocchismi, che va dritto al punto in una maniera forse forse quasi schiettamente volgare. Ma senza negatività intrinseca, anzi. Oggi voglio fare elogio di un gelato ignorante.

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Una mangiata di canoce con Scerbanenco. Vedova Raddi alla Laguna, Marano Lagunare

A Lignano, tra una spiaggiata e l’altra, amo concedermi qualche sapida mangiata di pesce. Del resto, faccio parte di quelli che considerano il pesce dell’alto Adriatico come il migliore d’Italia, e dunque la ricerca della cucina filosofale in queste zone ha coinvolto sempre parecchie delle mie risorse.
Per un indirizzo, per fortuna, non mi ci è voluta chissà quale esplorazione: lo conosco dal 1986. E’ la Trattoria alla Laguna di Marano Lagunare (Udine), detta semplicemente La Vedova Raddi.

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La poesia della mortadella d’asino: Mario Lizzi, Fagagna

Dedico questo post a tre amici: Stefano Rossi, bolognese, malato di mortadella (a proposito: buon compleanno!), Luca Baldi, come sopra, e Marco Contursi, campano e autore, sul blog di Luciano Pignataro, di un’appassionata ricognizione sulla mortadella di Bologna

Cos’è la mortadella? Sotto questo nome, in Italia, ci sono i salumi più disparati. C’è la mortadella di Campotosto, ossia i mitici cojoni di mulo. C’è la mortadella ossolana. C’è la mortadella di fegato. E poi c’è lei, la regina: la mortadella di Bologna, la mortadella per antonomasia, la più celebre e celebrata. Ci fecero persino un film. Regista: Mario Monicelli. Protagonista: Sophia Loren. La mortadella sembra qualcosa di scontato, già conosciuto. E invece no: questo tipo di mortadella, quello roseo, grande e coi lardelli bianchi, a quanto pare è ancora suscettibile di personalizzazioni. Ed è il caso di stupirsi, e di applaudire, al cospetto della mortadella d’asino di Fagagna.

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Prepariamoci per l’inverno: una galleria di cassoeula da non perdere

Tra i blog vanno di moda le classifiche, spesso simpatico sistema per raggranellare click grazie ai motori di ricerca? E io faccio le Non-Classifiche. Non sono classifiche, ma piccole rassegne di bontà, messe tutte insieme.


Non sembra, ma conviene fare come le marmotte: prepararsi per tempo all’inverno che arriva. E come? Ma è semplice: segnarsi dove mangiar bene la cassoeula, che è una delle glorie della cucina non solo lombarda ma di tutt’Italia.
E allora, senza commenti che non siano telegrafici, ecco una mia personalissima galleria delle cassoeule più buone degli ultimi due anni.

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I pansoti da fine del mondo: Pastificio Dasso, Lavagna

La pasta ripiena ligure mi dà profondissima dipendenza. Tutta quella sarabanda di erbe, profumi e fragranze mi lascia ammirato e rapito, forse ancora più che il solenne tocco di noce moscata nei tortellini.
Dal 2017, per motivazioni affettive, frequento la Liguria, riviera di Levante. E specialmente Lavagna (Genova), piccolo borgo con un grande porto turistico. E con alcuni grandi produttori di cose buone, tra i quali due pastifici. Oggi ve ne racconto uno: il Pastificio Dasso, autore degli stupendi pansoti a mano, che vedete nella foto.

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Il senso dei sardi per il pesce: La Bicocca, Milano

C’era qualcuno, ora non so nemmeno più chi, che disse che a Milano il concetto di “trattoria di pesce”, ossia di locale piscivoro semplice e capace di mantenersi a prezzi umani, fosse stato fatto proprio, alla grande, dagli oriundi sardi. O forse persino inventato da loro. Si può essere molto d’accordo: le trattorie di pesce sarde a Milano sono quasi sempre posti solidi, di gestione ultradecennale, con poche finezze ma anche poche retoriche, né tantomeno brutte sorprese. Così, eccomi a parlare del primo ristorante milanese di questo blog: La Bicocca, in viale Sarca numero 179. Una vera trattoria di pesce, di un’onestà tanto più notevole visti i nostri tempi. Il primo biglietto da visita, entrando, è proprio il banco col pesce fresco: lo vedete nella mia foto d’apertura.

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Lo Stupidario di Tripadvisor: prima puntata

Sapete tutti cos’è uno stupidario, credo. Negli anni se ne sono letti moltissimi, tutti con invariabile risultato comico. Bene: su Facebook, da qualche anno, ho iniziato uno stupidario di Tripadvisor, il mitico portale delle “recensioni democratiche, non prezzolate, autentiche”. Ecco, vedete un po’ e giudicate voi. Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Ecco, leggete la prima puntata. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome. Sarà una rubrica domenicale. Buon divertimento!

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Una trippa per tutte le stagioni: Novecento all’Isola, Palazzolo dello Stella

I maniaci della trippa mi sono sempre stati simpatici. C’è in giro molta gente che ha una ripulsa concettuale nei confronti di questa povera frattaglia. Altri ancora, credono che sia l’intestino: in realtà, le trippe sono i quattro pre-stomaci del bovino, e i fiorentini sanno precisamente a quali parti corrisponde ciascun genere di trippa. In ogni caso, la trippa è un alimento ben poco calorico. Questo è possibile riscontrarlo ormai con una semplicissima ricerca su internet, ma lo spiega bene, ad esempio, Roberta Schira sul suo magnifico, indispensabile Libro delle frattaglie, edito da Guido Tommasi: meno di 100 calorie all’etto.

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Il primo asado d’Italia, il primo post del blog: Rueda Gaucha, Lignano Sabbiadoro

Ragazzi, dopo anni torno al blogging, con un sito e un dominio tutti nuovi. Se volete rassicurazioni sul perché di questo nome, GURU (addirittura), potete leggere la mia piccola presentazione. Ma ora bando alle ciance. Vi voglio parlare di uno dei miei ristoranti del cuore, che se ne sta proprio in una delle mie località del cuore: Lignano Sabbiadoro (Udine). Il nome del ristorante? Rueda Gaucha. Specialità: l’asado argentino, ma quello vero.

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