L’emigrante della focaccia a chilometro zero: Un Angolo di Recco, Lavagna

Quella che vedete qua sopra è una delle focacce col formaggio più buone di tutta la Liguria, quindi del mondo. «Ma è focaccia di Recco! Perché non la chiami focaccia di Recco?»: mi aspetto questo vostro quesito, dopo che avete visto la foto che ho scattato. Ebbene: non siamo a Recco, e neanche a Sori, Camogli e Avegno, cioè i paesi liguri che hanno diritto alla rivendicazione della IGP Focaccia di Recco col formaggio. Siamo a Lavagna, ma l’artefice è un recchese doc.

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Gli Specialisti in pizzoccheri: Osteria Al Sole, Ponte in Valtellina

Gli Specialisti: un nome portato da uno spaghetti-western diretto da Sergio Corbucci a fine anni Sessanta, da una serie televisiva americana di vent’anni dopo e da un’altra tedesca molto più recente. Ebbene: lo stesso nome si può darlo all’Osteria al Sole di Ponte in Valtellina, provincia di Sondrio. Gli Specialisti. Specialisti in pizzoccheri e sciatt, unici piatti in menù, o quasi. Una scelta impegnativa: scegliere di focalizzarsi soltanto su due portate, anzi su due capisaldi della ghiottoneria valtellinese, impone una realizzazione perfetta, o quasi. E allora? Qui ce l’abbiamo, e abbiamo anche tanta gentilezza.

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A casa delle amiche del cuore. Trattoria A Casa Nostra, Milano

Per alcuni, si dovrebbe mangiare come a casa. Per altri no: quando si esce, si dovrebbe mangiare meglio. Chi vince? Ma soprattutto: perché fare la gara? Ci sono posti dove ci si sente a casa, ma mangiando con una cura che non sempre nella propria cucina si saprebbe ricreare. A Casa Nostra, una trattoria di Milano che esiste da due o tre anni, consente pressapoco un’esperienza simile. E a prezzi decisamente convenienti per la città: 40 euro a testa. Ne ho parlato proprio ieri su Libero, il mio giornale. Oggi ve ne parlo qui.

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Lo Stupidario di Tripadvisor: seconda puntata

Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome.

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La Coppa Melba gioiosa e ignorante: Bar City, Lignano Sabbiadoro

Non so se avete idea del significato della parola ignorante in dialetto romanesco. Ignorante, in italiano, significa quello che sapete tutti. In romanesco, o meglio in gergo romano, vuol dire anche altro. E’ difficile sintetizzarlo in poche parole. Il senso è qualcosa di non infronzoluto, diretto, semplice, senza barocchismi, che va dritto al punto in una maniera forse forse quasi schiettamente volgare. Ma senza negatività intrinseca, anzi. Oggi voglio fare elogio di un gelato ignorante.

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Una mangiata di canoce con Scerbanenco. Vedova Raddi alla Laguna, Marano Lagunare

A Lignano, tra una spiaggiata e l’altra, amo concedermi qualche sapida mangiata di pesce. Del resto, faccio parte di quelli che considerano il pesce dell’alto Adriatico come il migliore d’Italia, e dunque la ricerca della cucina filosofale in queste zone ha coinvolto sempre parecchie delle mie risorse.
Per un indirizzo, per fortuna, non mi ci è voluta chissà quale esplorazione: lo conosco dal 1986. E’ la Trattoria alla Laguna di Marano Lagunare (Udine), detta semplicemente La Vedova Raddi.

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La poesia della mortadella d’asino: Mario Lizzi, Fagagna

Dedico questo post a tre amici: Stefano Rossi, bolognese, malato di mortadella (a proposito: buon compleanno!), Luca Baldi, come sopra, e Marco Contursi, campano e autore, sul blog di Luciano Pignataro, di un’appassionata ricognizione sulla mortadella di Bologna

Cos’è la mortadella? Sotto questo nome, in Italia, ci sono i salumi più disparati. C’è la mortadella di Campotosto, ossia i mitici cojoni di mulo. C’è la mortadella ossolana. C’è la mortadella di fegato. E poi c’è lei, la regina: la mortadella di Bologna, la mortadella per antonomasia, la più celebre e celebrata. Ci fecero persino un film. Regista: Mario Monicelli. Protagonista: Sophia Loren. La mortadella sembra qualcosa di scontato, già conosciuto. E invece no: questo tipo di mortadella, quello roseo, grande e coi lardelli bianchi, a quanto pare è ancora suscettibile di personalizzazioni. Ed è il caso di stupirsi, e di applaudire, al cospetto della mortadella d’asino di Fagagna.

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Prepariamoci per l’inverno: una galleria di cassoeula da non perdere

Tra i blog vanno di moda le classifiche, spesso simpatico sistema per raggranellare click grazie ai motori di ricerca? E io faccio le Non-Classifiche. Non sono classifiche, ma piccole rassegne di bontà, messe tutte insieme.


Non sembra, ma conviene fare come le marmotte: prepararsi per tempo all’inverno che arriva. E come? Ma è semplice: segnarsi dove mangiar bene la cassoeula, che è una delle glorie della cucina non solo lombarda ma di tutt’Italia.
E allora, senza commenti che non siano telegrafici, ecco una mia personalissima galleria delle cassoeule più buone degli ultimi due anni.

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I pansoti da fine del mondo: Pastificio Dasso, Lavagna

La pasta ripiena ligure mi dà profondissima dipendenza. Tutta quella sarabanda di erbe, profumi e fragranze mi lascia ammirato e rapito, forse ancora più che il solenne tocco di noce moscata nei tortellini.
Dal 2017, per motivazioni affettive, frequento la Liguria, riviera di Levante. E specialmente Lavagna (Genova), piccolo borgo con un grande porto turistico. E con alcuni grandi produttori di cose buone, tra i quali due pastifici. Oggi ve ne racconto uno: il Pastificio Dasso, autore degli stupendi pansoti a mano, che vedete nella foto.

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