Dante e la Commedia della carne. Al Cantinon, San Daniele del Friuli

A volte ritornano. Dante Bernardis, dopo dodici anni, è tornato al suo Friuli. L’anima del glorioso ristorante Blasut di Mortegliano (Udine), di cui molti tuttora sentono acutissima mancanza, aveva preso armi e bagagli, e aveva messo il suo saper fare a disposizione di Dario Cecchini e della sua Officina della Bistecca, a Panzano in Chianti (Firenze). Ma il richiamo del Friùl era troppo forte. Così, eccolo rilevare Al Cantinon, storico indirizzo di San Daniele del Friuli (Udine), trasformandolo completamente e tramutandolo in una vera conviviale osteria, con tavoli comuni e menù guidati. Bentornato Dante!

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Quando la salsiccia diviene salciccia. Macelleria Milanesio, Bra

Salsiccia o salciccia? Per il caro amico Mario Crosta, brianzolo trapiantato in Polonia, fedele lettore del mio blog, appassionato e competente bevitore, e collaboratore di Lavinium e di Di Testa e di Gola, due siti imperdibili per noi golosacci, non c’è storia: si dice salsiccia. A Bra (Cuneo), la cittadina di cui, a causa della rassegna Cheese, vi parlo allo sfinimento, si dice invece in entrambi i modi, anche se il Consorzio Tutela Salsiccia di Bra sembra preferire la dizione antica nel logo e quella moderna negli scritti. Come che sia, la salsiccia (o salciccia) di Bra è prodotto che sta sui piani altissimi del mio grattacielo di preferenze. Tra quelle che ho provato, restandone addirittura coinvolto, c’è quella della Macelleria Milanesio.

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A cena dai cugini terribili. Trattoria Maurizi, Nibionno

Uno si chiama Attilio, ma per tutti è Attila. L’altro, invece, di nome fa Elio. Sono cugini. Cognome: Redaelli. Lombardo, lombardissimo. Anzi: brianzolo. Se nel resto della Lombardia è diffuso Radaelli con la a, nella Brianza lecchese (perché proprio in provincia di Lecco ci troviamo: a Nibionno) il cognome con la e ha la preminenza. Ma il cognome, in questa trattoria, non si vede. Si vede solo il soprannome del bisnonno, una delle tante cose che i cugini hanno in comune: Maurizi. E soprattutto, si mette in mostra una cucina che sotto la scorza semplice mostra una fibra d’autenticità. E si beve bene. L’ho raccontato proprio ieri su Libero.

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Lo Stupidario di Tripadvisor: quinta puntata

Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome.

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Il dim sum un po’ di ieri, un po’ di oggi. Lon Fon, Milano

La Fenice e il Drago non muoiono mai. Malgrado il germinare di raviolerie, hotpottisti, apostoli della piccantezza del Sichuan, a Milano si può ancora (ancora? Io non ho mai smesso) aver piacere nel visitare un ristorante di cucina cinese di scuola cantonese, ossia quelli che col tempo si sono rarefatti, trasformandosi spesso in altro. Lon Fon, via Lazzaretto, c’è sempre e non ci lascia.

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Le caramelle del nonno nel Ventunesimo Secolo. Console Caffè, Bra

Le caramelle non sono sempre una cosa da bambini. I nonni spesso tenevano in tasca confetti di fragranze che non ci piacevano e non capivamo, da piccoli. Le famose pastiglie Leone avevano la linea delle cosiddette digestive che mi sembravano troppo amare. Io preferivo le dissetanti. Eppure, certi gusti hanno una loro ragion d’essere: l’ho scoperto da grande. L’assaggio delle caramelle genziana e menta del Console Caffè di Bra (Cuneo) me l’ha ribadito, dandomi al contempo il sapore di qualcosa di antico.

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L’ultimo moschettiere del chorizo euskadi. Urdapilleta, Bidania, Spagna

Poco da fare: la Spagna, sul terreno dei rustici maiali da pascolo, quelli che grufolano liberi cercandosi da soli le ghiande, è arrivata prima di noi. Il famoso cerdo ibérico, quello da cui nasce l’altrettanto illustre jamón ibérico, cioè quel prosciutto che quasi tutti, da noi, chiamano pata negra, è il caso più eclatante. Tuttavia, anche in casa degli spagnoli uno di questi suini praticoni e spartani rischiava di estinguersi: il cerdo euskal txerria, materia prima di uno dei chorizo migliori dell’orbe terracqueo. Quello di Lorenzo e Pello Urdapilleta, nei Paesi Baschi.

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Quei funghi fritti che non ci sono più: quello che fu Pace, a via Washington, Milano

Volevo scrivere da tempo qualcosa del genere: il ricordo di un posto che amavo, e non ero il solo. Se ben guardate, questo è il pezzo con cui inauguro una nuova categoria del menù: up close and personal, dedicata a miei moti del cuore. Al Ristorante Pace, di via Washington, da cinquant’anni a Milano si mangiavano i funghi fritti più orgasmici possibile. I fratelli Bellandi, non appena li trovavano al mercato, li prendevano e li facevano come quasi nessuno, a Milano, sapeva fare.

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