Il dim sum un po’ di ieri, un po’ di oggi. Lon Fon, Milano

La Fenice e il Drago non muoiono mai. Malgrado il germinare di raviolerie, hotpottisti, apostoli della piccantezza del Sichuan, a Milano si può ancora (ancora? Io non ho mai smesso) aver piacere nel visitare un ristorante di cucina cinese di scuola cantonese, ossia quelli che col tempo si sono rarefatti, trasformandosi spesso in altro. Lon Fon, via Lazzaretto, c’è sempre e non ci lascia.

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Le caramelle del nonno nel Ventunesimo Secolo. Console Caffè, Bra

Le caramelle non sono sempre una cosa da bambini. I nonni spesso tenevano in tasca confetti di fragranze che non ci piacevano e non capivamo, da piccoli. Le famose pastiglie Leone avevano la linea delle cosiddette digestive che mi sembravano troppo amare. Io preferivo le dissetanti. Eppure, certi gusti hanno una loro ragion d’essere: l’ho scoperto da grande. L’assaggio delle caramelle genziana e menta del Console Caffè di Bra (Cuneo) me l’ha ribadito, dandomi al contempo il sapore di qualcosa di antico.

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L’ultimo moschettiere del chorizo euskadi. Urdapilleta, Bidania, Spagna

Poco da fare: la Spagna, sul terreno dei rustici maiali da pascolo, quelli che grufolano liberi cercandosi da soli le ghiande, è arrivata prima di noi. Il famoso cerdo ibérico, quello da cui nasce l’altrettanto illustre jamón ibérico, cioè quel prosciutto che quasi tutti, da noi, chiamano pata negra, è il caso più eclatante. Tuttavia, anche in casa degli spagnoli uno di questi suini praticoni e spartani rischiava di estinguersi: il cerdo euskal txerria, materia prima di uno dei chorizo migliori dell’orbe terracqueo. Quello di Lorenzo e Pello Urdapilleta, nei Paesi Baschi.

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Quei funghi fritti che non ci sono più: quello che fu Pace, a via Washington, Milano

Volevo scrivere da tempo qualcosa del genere: il ricordo di un posto che amavo, e non ero il solo. Se ben guardate, questo è il pezzo con cui inauguro una nuova categoria del menù: up close and personal, dedicata a miei moti del cuore. Al Ristorante Pace, di via Washington, da cinquant’anni a Milano si mangiavano i funghi fritti più orgasmici possibile. I fratelli Bellandi, non appena li trovavano al mercato, li prendevano e li facevano come quasi nessuno, a Milano, sapeva fare.

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Erotismo in un piatto di patate. Dalla Zia, Milano

Ristorazione toscana a Milano. Ce n’è d’avanzo per riempire un volume. Ma lo sapete cos’hanno significato i ristoratori toscani a Milano? Se non lo sapete, è perché conoscete esclusivamente il panorama ristorativo attuale della città, quello in cui la fighetteria astorica a volte prende il sopravvento. Se vi piace la storia, ma senza necessariamente ritrovarvi all’anteguerra, andate alla Zia, o meglio Dalla Zia, vicino al Pirellone. E immergetevi in questo clima. Lo avete fatto ieri su Libero, fatelo oggi qui…

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Lo Stupidario di Tripadvisor: quarta puntata

Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome.


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Gored gored, la carne degli incendiari è eritrea. Adulis, Milano

Sono figlio di genitori illuminati e di un papà viaggiatore, che prima che imparassi a leggere aveva già trasvolato in svariati Paesi africani con Papa San Giovanni Paolo II. E’ grazie a lui, e a mia madre, se fin da bambino sono stato portato in cosiddetti ristoranti etnici. Milano già trentacinque anni fa era abbastanza fortunata sotto questo aspetto, e ospitava già numerosi ristoranti di tutto il mondo. Gli eritrei, quasi tutti allocati dalle parti di Porta Venezia, erano già una colonia abbastanza nutrita. Mi innamorai subito della loro cucina senza sconti. Oggi, tra i miei favoriti c’è Adulis, in via Melzo. Ma che ci si mangia? E chi troverete ad accogliervi?

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Trucidezza e sentimento a 12 euro. Trattoria Da Tomaso, Milano

Attenzio’ battaglio’! Il posto dove state per andare oggi in mia compagnia è luogo dove la trucidezza raggiunge un fondo scala tale da sembrare quasi materna, struggente. I miei lettori di Libero se la sono trovata spiattellata sul giornale il giorno 14 aprile 2019. E ora anche voi. La Trattoria Da Tomaso è una delle ultimissime vere trattorie grado zero di Milano. Ma più basica che non si può. Però, dietro i fornelli ci sanno fare. Ed è questo il bello.

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Il 60 mesi per chi è stufo di 60 mesi. San Lucio Montardone, Serramazzoni

Le facce che vedete sono quelle di chi potrebbe riconciliarvi col Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura. Una volta, non ci si badava tanto: si mangiavano un 24 mesi, un 30 o un 36 mesi, e per la stragrande maggioranza dei produttori la situazione non è cambiata. Certi invece hanno cominciato a osare. Così, via con maturazioni sempre più lunghe, che però non sempre colpiscono nel segno. Un discorso che non riguarda chi lavora come il Caseificio San Lucio Montardone di Serramazzoni (Modena).

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