Nostalgie della cucina testaccina dalla penna di un vero romano a cena da Checchino

Spunto dedicato a Brunella Libera Cantù, amica vera e vera signora romana

Cari amici, questa non è una “normale” recensione, anche perché in questo grandissimo (per me) locale romano non ci vado da oltre un anno e mezzo. E’ qualcosa di diverso.

E’ una riflessione. Una riflessione su quanto sia sprecato Tripadvisor. Sprecato da gente che scrive tre righe sgrammaticate e spesso inutili, che non fanno capire assolutamente nulla del ristorante che vi interessa, se non vaghe informazioni sul numero dei piatti mangiati e sulla loro generica bontà, senza neanche sprecarsi a elencarli.

Qualche eccezione c’è. Questa l’ho scoperta anni fa: la recensione, a suo modo quasi poetica, del Checchino dal 1887 da parte di un utente di Tripadvisor che sembra non solo competente ma anche capace di scrivere.
La trovate qui, mi permetto di citarla ad integrum. Risale al 2012, ma è valida perché, per fortuna, Checchino non cambia nemmeno nella qualità.

Ho preso un tavolo all’aperto in una bella serata romana e vedo davanti a me il mattatoio, oggi ospita un interessante museo di arte moderna, gruppi di giovani si affollano nelle varie discoteche e lounge bar che circondano il Monte dei Cocci. Sono con Marcello, romano e testaccino, che mi racconta che erano solo tre i ristoranti e il più buono era Turiddu che serviva la “padella del macellaio”, che era un fritto misto di cervello, polmoni, cuore. Ora non si trova più. Mi racconta che il monte era zona di guerra tra bande dei ragazzi del quartiere, nascondiglio segreto per i primi baci, luogo deputato al mestiere pià antico del mondo. «Era pieno di prostitute tutto intorno e dentro le grotte dove ora sono le discoteche, ci stavano i conciatori delle pelli, e in fondo quelli che dalle ossa facevano le esche. C’era una puzza che non ti potevi avvicinare». Tutto il quartiere girava intorno al mattatoio, il più grande d’Europa, con i lavoratori che si portavano via il quinto quarto e lo facevano cucinare alle trattorie che stavano lì vicino, ed erano poco, c’erano tante osterie dove si scioglieva la fatica nel vino.

Prima di assaggiare i rigatoni con la coda ho immaginato tutto quello che non c’è più. Tutto è cambiato intorno a quel monte dove gli antichi romani portavano i cocci (testae in latino). Il sugo con la coda è rimasto uguale, così la pajata, la lingua in salsa verde, la sala con il soffitto a botte. Il tempo che passa rende malinconici anche i sapori, ed è difficile venire da Checchino e non provare nostalgia per la Roma che non c’è più, ora che è un locale recensito in tutte le guide internazionali, con una carta dei vini interessante, con i prezzi adeguati all’andamento del mercato.

Con Marcello abbiamo bevuto un bicchiere di troppo, come ci capita sempre quando usciamo a cena, e ci alziamo allegri anche se il conto è salato. Mi fa vedere dove era casa sua, adesso ci hanno costruito il nuovo mercato di Testaccio, un insieme di cubi che sembra un centro commerciale. «Nun se magna più come ‘na volta» mi dice salutandomi e un sospiro scuote profondamente il suo pancione da buongustaio.

Non so voi cosa ne pensiate: a me pare un piccolo gioiello. Lo dico a ragion veduta perché conosco il posto, lo amo addirittura, e confermo ogni singola sillaba. Chissà com’era la padella del macellaio di Turiddu, che sembra contemplasse interiora fritte. Intanto, oggi da Checchino ci si può godere il padellotto alla macellara. Che poi sarebbe quella squisitezza di cui potete vedere l’immagine là in alto, risalente a un mio gaudioso pranzo del 2018. Vorrete saperne di più. Pronti: pajata, fegato, animelle, rognone, granelli saltati con l’aceto. I granelli capirete da soli che cosa sono. Cucina testaccina pura. Non vi piace il quinto quarto? Male, peccato per voi. Vi perdete un’iradiddio.

Ma da Checchino si mangia bene tutto: insalata di zampi al verde, fagioli con le cotiche, carbonara, cacio e pepe, rigatoni alla pajata, quinto quarto arrosto, coda alla vaccinara… Avoja te… Se non fate gli schizzinosi, condivido con voi una foto mia del 2014, non troppo felice (non avevo l’Iphone 8 all’epoca) ma comunque evocativa.

Tonnarelli ar sugo de coda

Attorno, l’eleganza fané dei camerieri ingiaccati (personalmente apprezzo assai) e il savoir faire della famiglia Mariani, per un’esperienza che merita, dopo 132 anni. E la cantina è un’enciclopedia. Anni fa c’era persino il leggendario Fiorano Semillon.

Checchino dal 1887
Via di Monte Testaccio, 30
Roma
Tel. 065743816
Chiuso domenica e lunedì
SI MANGIA: insalata di zampi, fagioli e cotiche, pajata
DA NON PERDERE: padellotto alla macellara
IL CONTO: 55 euro circa

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