La Liguria del mio cuore. La Beppa, Carasco

Fermi tutti. Qui la mia prosa giunge a librarsi sulle ali del lirismo più sfrenato. La Beppa, rusticissima trattoria in quel di Carasco (Genova), è uno di quegli indirizzi che vanno indicati alla pagina 33 del manuale della trattoria perfetta. Io ne sono innamorato, follemente, da quando l’ho scoperta un anno fa, in una circostanza particolare. Da allora, ci ho pranzato numerose volte. L’ultima, lo scorso sabato 19 ottobre, invitato da alcuni dei miei più cari amici. Fate il favore: correte a provarla. E se trovate i funghi fritti, non trattenetevi.

La chiesa di Rivarola di Carasco, non lontana da Graveglia (foto Davide Papalini, licenza CC BY-SA 3.0)

Siamo in Val Graveglia, una valletta come ce ne sono moltissime nell’entroterra ligure, ma forse ancora più ricca di vestigia culturali e di scorci naturalistici tanto semplici quanto ameni. Bene: risalite la valle dopo essere arrivati dalla A12, svincolo Lavagna. Guidate una decina di minuti. Là dove il torrente Graveglia si unisce allo Sturla formando il fiume Entella (la fiumana bella eternata dal Sommo Poeta nel Canto XIX del Purgatorio): ecco, proprio lì c’è il paesino di Graveglia, frazione di Carasco. Da qualche anno, una nuova strada è stata costruita a supporto della vecchia provinciale. Da lì, si arriva alla Beppa.

La Beppa

Insegna, cancello, parcheggio: facile no? Nelle domeniche più gremite, si può faticare a trovare un posto. Tanta gente ama venire a mangiare dalla Beppa, malgrado i coperti non siano moltissimi. Nei giorni feriali, la disponibilità di un menù a prezzo fisso attira numerosissimi lavoratori del luogo. Io il menù fisso da lavoro non l’ho mai provato: il menù alla carta, sempre a disposizione, mi strega fin troppo.

La sala

L’ambiente forse non è di quelli da amore a prima vista: c’è una sala vetrata e molto ma molto luminosa, senza muri ma con tante finestre.

La sala interna

La sala storica, con doghettato alle pareti e perfino l’occhio benedicente di una Madonnina, viene usata perlopiù a pranzo in giorni non di festa, ma sono sicuro che la domenica avrà il suo momento di gloria.

Dichiarazioni programmatiche

Roberto, Graziella e suo marito Luciano sono i successori dalla mitica signora Beppa, gran matrona della cucina. Oggi ad aiutarli in sala c’è la dolce Concetta, che col suo sorriso distruggerà qualunque inutile stereotipo sulla rudezza dei liguri alle prese con la ristorazione. In ogni caso, nessuno perde di vista la lunga storia. Il menù è anche in inglese, alla faccia della disattenzione per il turista.

Una pagina del menù

La luce sulla custodia in plastica trasparente fa quest’effetto. I piatti si leggono comunque, e si leggono prezzi che, per i secondi, sono decisamente più bassi di quelli che potreste trovare in una città come Milano. Del resto siamo in trattoria, no? Sappiate solo una cosa. Tempo fa, il mio amico Luciano Pignataro chiese a me e ad altri di segnalare alcune trattorie da indicare come riferimento in un ipotetico atlante della trattoria italiana. Bene: è per questo che La Beppa è apparsa su quelle pagine. Il colpevole sono io. Mi sono arreso di fronte alla sua bontà così sincera.

Il pane

Col pane, giustamente croccante ma anche soffice, partiamo già bene. Una cucina così, dove non si disdegnano i pesti odorosissimi, chiama il pane senza equivoci.

L’olio di Franca Damico

In tavola, un olio prodotto a cinque minuti di macchina da qui: Rue de Zerli, di Ne (il paese di un’altra stupenda trattoria, La Brinca, altro posto della mia adorazione oltre che in vetta a ogni classifica italiana dei ristoranti della tradizione).

L’antipasto della Beppa

E allora si parte? Ai fornelli c’è Nicola Fabi, toscano originario di Quarrata (Pistoia) che ha saputo conquistarsi la stima dei locali con la sua mano felicissima sui piatti liguri. Eccome. Maniaco, ho scelto l’antipasto misto, che nell’entroterra ligure è una specie di continua variazione di quanto ho gustato io. Coppa, prosciutto cotto e salame di Castiglione Chiavarese, torta salata di verdure (gloria ligure come poche), crocchette di patate e prosciutto, e insalata russa. Quest’ultima è da mano sul cuore: consistenza pastosa propiziata dall’uso di patate schiacciate, e maionese resa sapida dall’aggiunta di senape. L’insalata russa si faceva così, una volta. In Piemonte e nell’entroterra ligure ha la sua patria d’elezione.

Trenette col pesto

Poi, altra mia squisita maniacalità: le trenette col pesto, con tanto di patate e fagiolini. Una porzione cospicua non solo nella quantità ma anche nell’autenticità di sapori che da queste parti sarebbe un vero e proprio crimine violentare con esecuzioni imperfette. Guai a chi tocca le trenette.

Fritto “all’italiana”

Ma io sono proprio un super assatanato. Non ho saputo astenermi dall’ordinare un fritto all’italiana, nome che qui danno al fritto della tradizione genovese. L’avevo già provato la scorsa estate, ed erano state usate verdure diverse, secondo la disponibilità del mercato. A non cambiare, è la fettina di vitello, il latte dolce, le nege (o negge) con l’ostia, e gli immancabili stecchi col prosciutto. Un piatto che è una piccola civiltà.

Tagliolini coi porcini

Ma i miei commensali, tre persone alle quali sono immensamente legato e che sono direttamente responsabili del mio attaccamento al Levante ligure, non sono rimasti a guardare. Concetta, fuori menù, ha elencato tutta una serie di piatti coi funghi porcini, freschi ed evidentemente giunti da non troppo lontano, a sentire un profumo intenso che tradiva l’assenza di lunghi viaggi in catena del freddo. Quei tagliolini li ho assaggiati anch’io, ed erano sublimi.

Porcini fritti

E i porcini fritti, che hanno meritato la foto d’apertura ma che vi mostro anche qui, sono di una concretezza che si fa divorare con smodata voluttà.

Bonet

Da non mancare il dolce, con un bel bonet conclusivo, anche lui figlio dell’osmosi tra colline piemontesi e montagne liguri.

In via eccezionale, voglio mostrarvi qualche fotografia di piattarelli che ho mangiato qui in altre occasioni, e che costituiscono ottime opzioni qualora decideste di fare una gita in zona…

Lasagnette col pesto

Non solo trenette. Il pesto della casa, particolarmente pregnante, trova buono sposalizio anche con le lasagnette, anzi i mandilli come dicono da queste parti. Mandilli significa fazzoletti.

Ravioli al ragù

Sono una bella esperienza anche i sontuosi ravioli genovesi col ragù, altro piatto che fa parte del dna di tutto il Levante.

Cima alla genovese

Stesso discorso è valido per una cima alla genovese particolarmente delicata, accompagnata da patate al forno meritevoli.

In cantina…

Inaspettata la scelta vinicola. In un posto così, ci si attende poca roba. E invece no. Tanti vini bianchi e rossi delle due Riviere liguri, ma anche numerose bottiglie un po’ da tutt’Italia. Come talora capita, non sono indicati i millesimi. Che dite, soprassediamo?

I vini

Se vi interessa, abbiamo preso proprio il Ciliegiolo di Pino Gino che vedete qui in fila, e che è fatto a poca distanza da qui.

I prezzi? A esagerare, 35-40 euro. Si esce con la consapevolezza che la ristorazione può anche essere un atto d’amore. Liguria, ti amo.

La Beppa
Via Antonio Mosto, 89/91
Fraz. Graveglia
Carasco (Genova)
Tel. 0185380725
Chiuso martedì
SI MANGIA: antipasto misto, trenette col pesto, fritto alla genovese
DA NON PERDERE: funghi fritti (ma in realtà tutto)
IL CONTO: 35-40 euro

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