Il senso dei sardi per il pesce: La Bicocca, Milano

C’era qualcuno, ora non so nemmeno più chi, che disse che a Milano il concetto di “trattoria di pesce”, ossia di locale piscivoro semplice e capace di mantenersi a prezzi umani, fosse stato fatto proprio, alla grande, dagli oriundi sardi. O forse persino inventato da loro. Si può essere molto d’accordo: le trattorie di pesce sarde a Milano sono quasi sempre posti solidi, di gestione ultradecennale, con poche finezze ma anche poche retoriche, né tantomeno brutte sorprese. Così, eccomi a parlare del primo ristorante milanese di questo blog: La Bicocca, in viale Sarca numero 179. Una vera trattoria di pesce, di un’onestà tanto più notevole visti i nostri tempi. Il primo biglietto da visita, entrando, è proprio il banco col pesce fresco: lo vedete nella mia foto d’apertura.

Ma facciamo un passo indietro. La Bicocca è il regno di Maddalena Bassu, da Villanova Tulo (Cagliari) e di Antonio Tatti, suo marito, da Samugheo (Oristano). Fidanzati nel ’77, sposati dall’80, ristoratori a Milano dall’agosto del 1986. Trentatré anni di onorata carriera. Provate a immaginare i cambiamenti di un quartiere come questo: niente università, niente Arcimboldi, niente cinema, niente palazzi di vetro pieni di manager cravattosi. Davanti al ristorante c’era il muro della fabbrica Pirelli, poche storie. E i Tatti hanno saputo resistere in un quartiere non facile, e alla fine hanno vinto: un posto come La Bicocca ha saputo sostenere l’arrivo di una clientela nuova e più smaliziata. Con loro, i camerieri dalla parannanza nera, col nome scritto sopra. E il simpatico figlio Basilio, cuoco come suo padre

Maddalena Bassu e Basilio Tatti

L’ambiente non lascia spazio a eccessive ricercatezze. Si vede che è stato ammodernato, almeno da un punto di vista funzionale: il color cilestrino delle pareti e il bianco del soffitto hanno aria di freschezza. Sui muri, vedute dei nuraghi, della Costa Smeralda e persino una pittura con uno dei medesimi nuraghi (al paese di Maddalena ne hanno uno famoso, risalente all’età del bronzo). Poca ricercatezza, molta funzionalità: c’è luce, spazio tra i tavoli.

Alla Bicocca mangerete tra i nuraghi

In tavola, grissini San Carlo. Già: il pane “vero” lo portano solo quando vi sedete: carta da musica, soprattutto. Ed è giusto, visto il carattere e l’origine del locale.
E poi, il benvenuto con una sana bruschettina al pomodoro.

L’appetizer: bruschetta col pomodoro

In carta, pietanze sarde e non solo, con una certa devozione al pesce. Si vedono i camerieri recare in vassoio immensi dentici alla valutazione preventiva degli ospiti. In caso di assenso, li porteranno ad Antonio e Basilio, che li cucineranno da par loro, e li vedrete rientrare in sala in ben altra forma, sottoposti alle mani di Maddalena che, sul tavolino di servizio, sarà lieta di ripulirli.


Per antipasto, si parte coi crudi, abbattuti a norma di legge: tartare, ostriche, gamberi, scampi… Oppure, antipasti caldi della casa, polpo e patate, gamberi alla catalana, insalata di bottarga e sedano.

Un piatto di crudi servito nel 2016 (scusate la qualità, è l’unica foto non mia)

Per primo piatto, anche qui tanto pesce. Tanto per spigolare: tagliolini neri col branzino. Ravioli di pesce. Spaghetti alla bottarga. Fregola ai frutti di mare, per due persone.
Impossibile sfuggire, però, ad altre cosette molto tipiche. Ad esempio, i malloreddus. E soprattutto, i culurgiones. Anzi, Is Culurgionis, come dicono in Ogliastra, la loro patria. La loro forma può variare lievemente da paese a paese, così come alcuni ingredienti del ripieno, che però è basato su patate, pecorino, menta. Da anni li vendono, confezionati, anche al supermercato. Quelli di Maddalena e Antonio però, al confronto, sono non poco superiori. Alla Bicocca sono conditi con un po’ di pomodoro, oppure, per chi vuole strafare (e stragodere), con vongole e bottarga.

Culurgiones, vongole e bottarga

Per secondo, uno dei pescioni del giorno, semplicemente infornato. O la grande catalana di astice.
La specialità di Antonio, tuttavia, è una particolare tagliata di tonno con una panure di pangrattato e noci. In carta, si chiama tagliata dello chef. Se vi siete stufati del tonno col sesamo, direi che è la scelta che fa per voi, in vista di una riconciliazione.

Tagliata di tonno dello chef, con panure alle noci

Un suggerimentino: chiedete l’abbinamento con le favolose patate fritte, tagliate a mano tipo chips ma non troppo sottili, e soprattutto giammai surgelate. Ringrazierete.

Vere patate fritte

Beh, è ora del dolce: perché non spararvi una fetta di una delle torte di Genny, la sorella di Basilio? Magari quella di mele. Oppure il tiramisù, che in un tocco di modernità viene servito dentro l’arbanella.

I dessert della Bicocca

Non sarete rimasti senza bere, immagino. La cantina non è estesa ma neanche ridotta all’osso: avrete un po’ di bottiglie sarde, semplice com’è semplice questa cucina.

Su prenotazione e per almeno sette persone, con 40 euro a testa avrete un’intera cena tutta sarda, comprensiva di maialino arrosto. Se no, prevedete circa 50 euro, di meno coi menù degustazione. Un posticino familiare, contro il logorio della vita moderna e senza sorprese brutte. Di quelle belle, viceversa, ce n’è più d’una.

La Bicocca
Viale Sarca, 179
Milano
Tel. 026425226
Chiuso il sabato a pranzo e la domenica
SI MANGIA: crudi di pesce, fregola, catalana
DA NON PERDERE:
culurgiones
IL CONTO: 50 euro

[crediti fotografici – foto crudi: La Bicocca Facebook – le altre foto: mie]

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