Harley e tortelli di zucca a 25 euro. Trattoria Sabbioneda, Milano

Dietro l’Elfo Puccini, a Milano, una trattoria vera, autentica, di quelle che riconciliano con la categoria stessa. La Trattoria Sabbioneda da Romolo non ha sito web, né una pagina facebook ufficiale. Cioè: quest’ultima c’è, ma è una di quelle create automaticamente dalla piattaforma. Da 73 anni è un passaparola di clienti soddisfatti, che poi tornano volentieri assieme a molti altri. Proprio ieri su Libero avete avuto modo di leggerne, come sempre mi dilungherò anche qui.

Trattoria Sabbioneda

Siamo in via Tadino, parallela di corso Buenos Aires: una strada multietnica e multivocazione, in cui antiche botteghe convivono con moderni bar. Di questi ultimi non fa parte la nostra Trattoria Sabbioneda, visto che lotta con furore dal lontano 1946. Ne avevo sentito parlare, ma a farmi venire la voglia di provarla è stato Antonio Pintér, carissimo amico che abita in zona, pubblicitario, figlio d’arte (suo padre fu Ferenc Franco Pintér, un illustratore tra i più geniali), appassionato fumatore di pipa e mai pentito bungustaio.

La sala grande

Dopo le insegne color giallo zafferano dell’esterno, la trattoria si presenta così. Dapprincipio una sala col bar di vecchio stampo e qualche romantico dipinto alle pareti, di quelli che trovi a casa del nonno. Le pareti poi sono rivestite di un altrettanto romantico perlinato.

La saletta

Avanti e a destra, la saletta. Chicche motociclistiche, targhe americane, cimeli motoristici d’ogni sorta: ecco quello che vedrete. Ma perché? E’ semplice: Ivan, il cuoco e patron, figlio del leggendario Romolo dell’insegna e attuale gestore assieme a sua sorella Patrizia, va matto per le motociclette. Non l’ho visto di persona, ma ho trovato fotografie che lo ritraggono in un vero look da biker, compresi i baffi a manubrio che fanno pensare a Hulk Hogan.

Stefano

Si fa vedere invece Stefano, camicia a quadretti tipo gingham e parannanza, cordiale e senza l’ombra di osteriesca burbanza (fa pure rima). E’ il marito di Patrizia e cognato di Ivan, che si prenderà l’onere di spiegarvi i piatti e raccogliere l’ordinazione. No, il menù comunque non è vocale.

Il menù

La lista viene portata a tutti, e si mangia alla carta anche a pranzo, da quanto ho capito (e apprezzo la cosa). Vedete, Ivan è così come è disegnato. In carta, un certo numero di piatti dai prezzi, per Milano, estremamente economici: i secondi non arrivano ai 15 euro. Niente antipasti.

Ravioli di castagne e uvette

Si va direttamente al primo. Più ancora che risotti, qui predominano paste ripiene di scuola vagamente mantovana. I ravioli di zucca sono proprio indicati come tali, e sono il piatto forse più idolatrato da queste parti. Io però ho voluto testare i ravioli di castagne e uvette con burro e salvia. E ho fatto bene. Sono arrivati col burro ancora sfrigolante, tanto che l’Iphone aveva una mezza voglia di fare quelle “foto-sequenze” che immortalano anche il movimento, a mo’ di cartone animato. Quanto al formaggio, «Vuole un po’ di grana sopra?», chiede Stefano al momento di ordinare. Io gli ho detto di sì.

Goulash all’ungherese

Per secondo, ero tentato dal bollito con salsa verde, o dall’ancor più raro polpettone, una pietanza più da casa che da ristorante. Ma a mano, lo scorso giovedì 10, c’era un’aggiunta al menù: goulash all’ungherese. Mio! L’ho preso subito. Ivan ha una bella mano. Un piatto del genere può diventare una gag o una caricatura. Ivan lo cucina piuttosto con nitidezza ed equilibrio, e una perfetta dosatura delle spezie. Promosso. Ah: al mercoledì c’è la cassoeula. La proverò.

I dessert

Dolce: salame di cioccolato, torta di crema e pinoli. Cose così. Tutte fatte in casa, attenzione.

Quanto al bere, tutti ma proprio tutti vanno sugli sfusi senza pretese, anche se non posso escludere la presenza di altro.

Se avete badato un po’ ai prezzi, comprensivi di coperto starete sui 25 euro a testa. Vero, non ci sono antipasti. Ma resta pochissimo comunque, e soprattutto poco in rapporto alla qualità della cucina. Gli spazi sono sacrificati, ma Patrizia tratta i bambini dicendo loro «Gioia!», senza il sussiego antipatico di tanti colleghi che li considerano pietra d’inciampo. Bene: prenotate. Fin dalle 7 di sera arriva gente. Vorrete mica restare senza cena, vero? E’ chiuso il sabato, anche la sera: questo rende l’idea del successo che hanno, e che permette loro di farlo.

Trattoria Sabbioneda da Romolo
Via Tadino, 32
Milano
Tel. 0229521014
Chiuso sabato e domenica
SI MANGIA: ravioli di zucca, minestrone, goulash
DA NON PERDERE: ravioli di castagne e uvette
IL CONTO: 25 euro

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