Guide che guidano solo dove tutti sanno andare

Non è che non esistono le trattorie a Milano, ma c’è talmente tanto altro di interessante da raccontare , che nessuno o quasi ne parla.

Proprio l’altro giorno, su facebook, una mia cara amica scriveva questo pensiero. Si tratta di una persona intelligente, una ristoratrice del Sud che ama moltissimo Milano e quello che offre. Senza volerlo, questa sua opinione, che ritengo oltremodo veritiera, mi dà l’opportunità di fare una piccola riflessione.

La mia amica (non la nomino perché non sono sicuro che ami essere citata in giro) ha detto trattorie, ma poteva dire anche ristoranti di medio livello. Quelli che fino agli anni Novanta trovavano posto sulle guide cartacee della ristorazione, per poi scomparirne. Gradualmente, col contagocce, ma in modo inesorabile.
Le grandi guide, lo sappiamo tutti, col tempo hanno dovuto ridurre le pagine. La Guida dell’Espresso del 1983 era un incunabolo alto più di dieci centimetri. Aveva migliaia di locali in più, e spesso raccontati con recensioni che erano piccoli racconti brevi all’americana. C’erano anche gli scritti stroncanti, spesso viperini ma mai disonesti, fatti con lo scopo di orientare il lettore. E c’era tutto: c’erano pizzerie utilité, ristoranti di servizio, locali top. Era una guida a 360 gradi.

Oggi, le guide debbono fare una selezione. Si trovano di fronte a una specie di Comma 22. Sono costrette a inserire ristoranti di alto livello e ambiziosi, o comunque medio-alti, perché una guida non può dimenticarli. Ma a causa di questo obbligo morale, la ristrettezza editoriale costringe quasi a espungere il resto. Così, abbiamo un altro paradosso: le guide principali riportano quasi tutte gli stessi posti, quelli che alla fine conoscono tutti. E tanti saluti alla guida. Il resto della ristorazione è lasciato a se stesso, o confinato in pubblicazioni specialistiche tipo Osterie d’Italia, la benemerita guida Slow Food. Ecco, almeno lì le osterie ci sono. Ma quello che non è osteria, né ristorante più o meno d’ambizione, che fine fa? Nelle vecchie Guide dell’Espresso, a Milano erano segnalati il vecchio Bagutta, lo Smeraldino, la Bice, il Rigolo. Mi si può obiettare che non sempre si trattava di posti interessanti (lo scrivo in corsivo), di posti da farci il viaggio. E allora? La Guida assolveva il compito: spiegava al lettore che quei posti c’erano, semplicemente.

Oggi, un compito del genere è assolto nientemeno che da TripAdvisor, che veicola tutta una serie di informazioni spesso lacunose e casarecce, in cui occorre spendere minuti e minuti per trovare qualche particolare illuminante su un certo indirizzo. Oppure, dai blog indipendenti, quelli che non dipendono dagli uffici stampa (che peraltro svolgono una funzione fondamentale), possono scrivere come, quanto e quando vogliono. Oppure, da certe rubriche giornalistiche, come la mia per le pagine di Libero Milano. Quello che conta è ricordarsi: c’è un mondo tra le osterie e i ristorantoni!

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