Gored gored, la carne degli incendiari è eritrea. Adulis, Milano

Sono figlio di genitori illuminati e di un papà viaggiatore, che prima che imparassi a leggere aveva già trasvolato in svariati Paesi africani con Papa San Giovanni Paolo II. E’ grazie a lui, e a mia madre, se fin da bambino sono stato portato in cosiddetti ristoranti etnici. Milano già trentacinque anni fa era abbastanza fortunata sotto questo aspetto, e ospitava già numerosi ristoranti di tutto il mondo. Gli eritrei, quasi tutti allocati dalle parti di Porta Venezia, erano già una colonia abbastanza nutrita. Mi innamorai subito della loro cucina senza sconti. Oggi, tra i miei favoriti c’è Adulis, in via Melzo. Ma che ci si mangia? E chi troverete ad accogliervi?

Adulis è opera di tre soci: Isaia, Araya e il loro terzo compare, di cui non ho mai saputo il nome. Anche l’Innominato, in ogni caso, è simpatico e prodigo di spiegazioni come i colleghi. Fuori troverete i colori del Brasile: fino a circa 12 anni fa, da Adulis, oltre che eritreo, si mangiava anche brasiliano. Poi si cambiò la cuoca, e rimase solo la parte eritrea.

La sala

Nel frattempo, la sala principale, all’epoca lievemente anonima, è stata ripensata in uno stile più ricercato, più debitore delle origini della gastronomia stessa.

La saletta interna

C’è anche una saletta interna, che ha anche quei tavolini più bassi e i seggiolini che si rifanno alle sedute all’eritrea (indovinate un po’). Il tutto ha un’atmosfera fascinosa, che ci trasporta lontano, in qualche posto al di fuori della realtà milanese. Una bolla, propiziata anche da un’illuminazione vagamente surreale, che ci fa viaggiare con la mente.

E a ciò contribuisce la cucina.

Il menù

Il menù è quello che vedete. In realtà c’è anche qualche antipastino, e poi ci sono dolci, come il baklava o dei semplici gelati italiani industriali. Ma ecco, il cuore del vostro pasto sarà questo. Leggete le spiegazioni, sono veritiere e probanti.

Quello che non dicono è quello che dovreste già sapere: si mangia con le mani, seppure a richiesta la forchetta arrivi. Carni e verdure sono adagiati non direttamente sul piatto, ma sopra la njera (o injera, o enjera): un disco di una specie di pane spugnoso, non lievitato. Accanto, vi porteranno un’altra ‘njera.

La ‘njera di supporto

Quest’ultima servirà come posata: ne prenderete un tocco con i polpastrelli (della mano destra, rigorosamente: in Africa la sinistra si usa per fare altro. Se siete mancini, vabbè, nessuno si scandalizzerà) e con essa preleverete i bocconi, mangiandovi il tutto. E’ una cosa idonea a un pasto tra amici, o in coppia con un partner innamorato. E amante del piccante.

I piatti eritrei hanno quasi tutti un certo grado di piccantezza. Il mio favorito, più dell’arcinoto zighini, è il gored gored: controfiletto saltato nell’awaze. Una roba da chiamare i pompieri signori! Ma di una bontà inenarrabile. Lo potete vedere nella foto là in alto. Il piatto che mi sono fatto fare io il giorno 19 settembre (ma anche quasi tutte le altre volte) è diverso da quelli normali, che di solito prevedono la compresenza di insalata sopra il pane. Io mi sono fatto dare una doppia razione di verdure cotte (tra cui spicca l’alicia, un umido di patate, carote e verze) e di tumtumo (puré di lenticchie) e shirò (puré di ceci).

Da bere birre varie e due o tre vinelli, che non ho mai avuto la tentazione di prendere in abbinamento a una cucina così onusta di spezie da risultare prevaricante, credo, con qualunque vino.

Spenderete sui 25 euro, più o meno. Io qui mi diverto. E voi?

Adulis
Via Melzo, 24
Milano
Tel. 0229515816
Chiuso il mercoledì
SI MANGIA: zighini, spriss
DA NON PERDERE: gored gored
IL CONTO: 25 euro

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