Cronache dai confini della Penisola: WineUp Expo Marsala 2019

Sono un delinquente, lo so. Mi sono assentato dal blog per una settimana e passa. Ma avevo le mie buone ragioni. Anzi, ottime. Una di queste, è stata la partecipazione a una bellissima manifestazione, WineUp Expo. In diretta da Marsala (Trapani), Lilibeo, quello che gli antichi consideravano il confine estremo occidentale delle terre italiche. Ho voglia di raccontarvela un po’. Sarà un resoconto emozionale, non freddamente giornalistico. Questo, in fondo (ma nemmeno poi tanto), è il mio blog personale.

Io, Edoardo Raspelli, Ciccio Sultano, Marco Corallo e Massimo Picciotto il 7 novembre a WineUp Expo

Bene, la splendida cornice di Villa Favorita Resort, una volta tanto, si è rivelata davvero splendida, come scrivono in ogni comunicato stampa della terra. L’antico baglio marsalese, dal 7 al 10 novembre 2019, ha ospitato una mostra-degustazione di produttori di cose buone, un concorso enologico (Venere Callipigia, si chiamava), una gara di chef (Concorso Culinario La Medusa), tutta una serie di masterclass di cuochi di chiara fama, approfondimenti sulla cultura della sala, esibizioni musicali e molto altro.

Massimo Picciotto, ideatore e fondatore, con Vittoria Abbenante

Il merito è di un siculo caparbio, Massimo Picciotto, marsalese purosangue, animatore della Pro Sicilia Events, associazione culturale senza fini di lucro. Dal 2017, Massimo, grande e grosso, si è posto un obiettivo ambizioso: mettere in piedi una rassegna gastronomica e ragionata che illustrasse la grandezza della Sicilia occidentale. L’esperimento è pienamente riuscito. Tanto più che Massimo, da vero frontman, ha fatto quasi tutto da solo. L’inaugurazione è avvenuta tra il frinire dei marranzani, la musica della Shalom Music Band e del pianista e cantante Gioacchino “Giò” Ingrassia, il luccichio di girandole e fuochi artificiali che hanno salutato l’ingresso di 36 chef, emergenti ed emersi, che si sono messi in gioco nel concorso La Medusa. Tutti amabilmente presentati da Vittoria Abbenante, voce simpatica e vulcanica dell’emittente locale RMC101, che ci ha tenuto compagnia per tutti e quattro i giorni.

Edoardo Raspelli e Alessandra Verzera

Il concorso La Medusa è stato un discreto tour de force. Tre cene in tre giorni consecutivi, col servizio di 12 portate a sera: antipasti, primi, secondi e dessert, tre di ognuna categoria. Tutte cucinate da chef diversi, provenienti da ogni angolo della Sicilia, ma con una certa maggioranza del comprensorio trapanese. Le rigorose valutazioni di ogni singolo sapore sono state stilate anzitutto da una giuria tecnica di cuochi capitanata da Antonino Fratello, siculo dall’accento romano: è a capo delle cucine del Katara Marriott Hotel, nella Capitale.

68km, by Riccardo Cilia

Ma accanto alla giuria tecnica, c’era anche la cosiddetta giuria mediatica. E qui sono entrato in giuoco io. Il pool di giudici della nostra commissione, accanto a me, comprendeva il mio maestro Edoardo Raspelli (vabbè, lo conoscete tutti), la giovane Francesca Buonaccorso, la simpaticissima palermitana Alessandra Verzera, l’amica gamberorossista Antonella De Santis e la globetrotter altoculinaria, pure lei buona amica, Alessandra Meldolesi. Dalle forche caudine di queste due squadre agguerrite, sono stati selezionati alcuni piatti che, oggettivamente, spiccavano per una classe superiore. Tra essi, ne cito solo uno (ma parlerò anche degli altri, eccome), il 68km, antipasto freddo dello chef Riccardo Cilia, del Tocco d’Oro di Comiso (Ragusa): una piccola sarabanda di pomodoro (magistralmente trattato), sgombro crudo, pane croccante di tumminia e burrata. Il nome? Deriva dalla distanza d’approvvigionamento delle materie prime da Comiso. Leggerete, prossimamente, anche delle altre pietanze meritevoli.

La premiazione

Le premiazioni sono state conferite in pompa magna domenica 10, sotto l’egida di Paolo Austero, un maestro che fa molto per la cucina di Trapani e dintorni, e che nel corso delle cene ha dato prova di inattese capacità di showman, affiancando Vittoria Abbenante in gustosi duetti.

Ma, al di là della fredda cronaca, vogliamo vedere qualche istantanea?

Drink Marsala Gold

Su un magnifico bancone, regnavano alcuni barman, parecchi dei quali giovani, che si sono sfidati a colpi di drink, basati su ingredienti del posto. Protagonista del Marsala Gold, prevedibilmente, è il Marsala, gloria locale.

Degustazione Florio con Luigi Salvo. Di fronte a me, Lorenzo Colombo e Riccardo Viscardi

Del resto, il Marsala è stato primattore di tutta una serie di eventi memorabili. In primis, l’assaggio di quattro vecchie annate di Aegusa, la selezione di Marsala semisecco che le storiche Cantine Florio hanno destinato all’invecchiamento, e che è disponibile addirittura fino al 1941.

I quattro moschettieri

Noi non ci siamo spinti così lontano. Avevamo in dotazione quattro fratelli, tutti di alto lignaggio: 2001, 1994, 1989 e uno stupendo 1974. Il Marsala è un vino che adoro, perché è capace di essere assieme moderno e antico, aggiornato e inattuale, reazionario e progressista. Un vino senza tempo. La passione di Luigi Salvo, uno dei maggiori esperti che la terra di Sicilia possa vantare, ha costituito una spezia particolarmente piacevole nel contesto di questi assaggi, impreziositi dalla gradita presenza di Nicola Trapani, enologo marsalese classe 1938 che (l’ho scoperto adesso) è stato anche deputato al Parlamento 25 anni fa, ma che, soprattutto, quando parla del suo Marsala non sa trattenere la commozione e una passione autentica.

Quanto se la tira…

Non sono mancati alcuni momenti divertenti…

Altre parole non ci appulcro…

Gli amici dell’Ordine del Dragone di Erice mi hanno fatto assaporare il sottile piacere della gogna, seppure solo per pochi minuti…

Io con Vittoria

L’ultima sera non poteva mancare qualche foto ricordo.

Del resto, quello che mi sono portato a casa da questa bellissima esperienza è un pacco di ricordi grande così. Oltre a rivedere persone che ho in amicizia, ne ho conosciute tante altre, in un quadro di autenticità diverso dalla pur apprezzabile internazionalità milanese. Meno patinato, ma vero, sincero. E con tanta voglia di dire: qui il vino e la cucina li facciamo bene.

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