Erotismo in un piatto di patate. Dalla Zia, Milano

Ristorazione toscana a Milano. Ce n’è d’avanzo per riempire un volume. Ma lo sapete cos’hanno significato i ristoratori toscani a Milano? Se non lo sapete, è perché conoscete esclusivamente il panorama ristorativo attuale della città, quello in cui la fighetteria astorica a volte prende il sopravvento. Se vi piace la storia, ma senza necessariamente ritrovarvi all’anteguerra, andate alla Zia, o meglio Dalla Zia, vicino al Pirellone. E immergetevi in questo clima. Lo avete fatto ieri su Libero, fatelo oggi qui…

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Lo Stupidario di Tripadvisor: quarta puntata

Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome.


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Gored gored, la carne degli incendiari è eritrea. Adulis, Milano

Sono figlio di genitori illuminati e di un papà viaggiatore, che prima che imparassi a leggere aveva già trasvolato in svariati Paesi africani con Papa San Giovanni Paolo II. E’ grazie a lui, e a mia madre, se fin da bambino sono stato portato in cosiddetti ristoranti etnici. Milano già trentacinque anni fa era abbastanza fortunata sotto questo aspetto, e ospitava già numerosi ristoranti di tutto il mondo. Gli eritrei, quasi tutti allocati dalle parti di Porta Venezia, erano già una colonia abbastanza nutrita. Mi innamorai subito della loro cucina senza sconti. Oggi, tra i miei favoriti c’è Adulis, in via Melzo. Ma che ci si mangia? E chi troverete ad accogliervi?

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Trucidezza e sentimento a 12 euro. Trattoria Da Tomaso, Milano

Attenzio’ battaglio’! Il posto dove state per andare oggi in mia compagnia è luogo dove la trucidezza raggiunge un fondo scala tale da sembrare quasi materna, struggente. I miei lettori di Libero se la sono trovata spiattellata sul giornale il giorno 14 aprile 2019. E ora anche voi. La Trattoria Da Tomaso è una delle ultimissime vere trattorie grado zero di Milano. Ma più basica che non si può. Però, dietro i fornelli ci sanno fare. Ed è questo il bello.

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Il 60 mesi per chi è stufo di 60 mesi. San Lucio Montardone, Serramazzoni

Le facce che vedete sono quelle di chi potrebbe riconciliarvi col Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura. Una volta, non ci si badava tanto: si mangiavano un 24 mesi, un 30 o un 36 mesi, e per la stragrande maggioranza dei produttori la situazione non è cambiata. Certi invece hanno cominciato a osare. Così, via con maturazioni sempre più lunghe, che però non sempre colpiscono nel segno. Un discorso che non riguarda chi lavora come il Caseificio San Lucio Montardone di Serramazzoni (Modena).

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Quando i caprini del Monferrato sono una potenza: Cascina Valeggia, Moncalvo

I formaggi di capra mi piacciono non poco, anzi proprio tanto. Mi piacciono soprattutto quando maturano, o meglio quando sono stati progettati per maturare, e lo fanno con giudizio e crescita sana, come ragazzetti di buona famiglia. Fare un formaggio delicato è difficile, ma farne uno dal sapore forte probabilmente lo è ancora di più: bisogna azzeccare la giusta misura nella stagionatura, sennò, con paste molli o semidure, lo spettro dell’ammoniacale è sempre in agguato. Così, è stato un vero piacere riprovare i deliziosi caprini di Alan Bollito, della Cascina Valeggia di Moncalvo (Asti).

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Il pesto non è roba per mammolette. Pizzeria del Ponte, Milano

Il pesto. Accidentaccio, ma il pesto genovese, o più o meno ligure, ossia quello classico e più famoso, come lo si mangia fuori dalla zona d’origine? Ci sono produttori illuminati come Roberto Panizza, che sanno ricrearlo in superlativi vasetti, in modo tale che la gigantesca immensità del pesto appena preparato sia ben poco scalfita. Altrimenti, buio fitto. Se avete provato del pesto ligure comme il faut e siete a Milano, però, avete una possibilità qualora desideriate ricercarlo tale e quale in città: la Pizzeria del Ponte, posto che ho scoperto recentissimamente e che è emanazione di un locale di Recco (Genova).

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Lo Stupidario di Tripadvisor: terza puntata

Questo Stupidario non ha nulla di derisorio, anzi le frasi riportate non sono soltanto enormità e strafalcioni. Sono anche cose oggettivamente divertentissime, magari situazioni strane descritte da clienti esterrefatti, e non soltanto castronerie dette dai medesimi clienti. Dunque è uno stupidario non solo di incompetenze di clienti, ma anche di assurdità della ristorazione, vere o presunte che siano. Nota bene: non ho cambiato il materiale originale in nulla, neanche in orrori ortografici o in abuso di maiuscole. Tutto come lo vedete. Di mio conio sono i titoletti introduttivi, che sono tipici di qualunque stupidario degno di questo nome.

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Il Cheddar come non ve lo aspettate in visita a Cheese: Neal’s Yard Dairy, Londra

Ieri non c’ero, ve ne siete accorti. Ero a Cheese 2019, la mitologica rassegna formaggiosa che ha luogo a Bra (Cuneo) ogni due anni, e che resta una delle mie iniziative favorite di Slow Food. Bene: intanto che è ancora in corso, ho un consiglio da darvi: assaggiate i formaggi inglesi a latte crudo. Personalmente non manco mai di andare a Cheese anche solo per il banco di Neal’s Yard Dairy, una piccola realtà londinese che seleziona, affina e stagiona alcune delle più mirabili gemme casearie del Regno Unito.

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